C’è chi il 25 dicembre passa la giornata con in testa il cappello di Babbo Natale, storto come una promessa dimenticata; chi indossa improbabili maglioni con renne che sembrano aver bevuto troppo vin brulé; chi aspetta con trepidazione il classico film natalizio per poi addormentarsi dopo i primi dieci minuti, russando in perfetta sincronia con il ritmo delle musiche; e chi si prepara fin dalla mattina per la tombola dell’ora del tè, con l’entusiasmo di un atleta olimpico. E poi, qui in città, c’è “chi” ogni 25 dicembre si sveglia con un pensiero fisso. Un pensiero così radicato che neanche la più lunga cena della Vigilia, abbondantemente annaffiata da bollicine e bianchi “da pesce”, ha mai avuto la forza di annebbiare: organizzare la Giostra di Natale. Ma chi è questo misterioso “chi”? Oh, tutti — ma proprio tutti — nel mondo della Giostra lo conoscono. Il Personaggio non si perde una prova, una benedizione dei cavalli, un evento di quartiere, una –ça va sans dire – Giostra. Spunta a ogni allestimento di Piazza in perfetto stile umarell, con le mani dietro la schiena e la lingua pronta a dispensare consigli non richiesti ma sempre, immancabilmente, appassionati (ben noto il suo spirito critico) e se c’è anche solo da sistemare un dettaglio sul costume di un figurante o controllare se il Buratto ha la polvere nella barba, puoi giurarlo, lui è lì.
Per lui l’anno non è composto da mesi. Sono edizioni: Giostra di giugno, Giostra di settembre, prove generali, benedizioni, rassegne… e poi, naturalmente, il sogno proibito che torna ogni inverno: la Giostra di Natale. E così, in questa mattina del 25 dicembre, Il Personaggio si sveglia non solo con il desiderio, ma con una certezza assoluta, adamantina, scolpita nel ghiaccio dei monti: “Oggi si giostra”. Altro che regali, colazioni lente, pigiami di flanella: il suo pacco natalizio è un progetto dettagliato — anzi maniacale — per mettere in piedi la più incredibile Giostra mai pensata. La notizia, grazie alla complicità di Rudolph ma soprattutto di Dasher, la renna di Babbo Natale più veloce e più chiacchierona del gruppo, fa il giro della città in meno di un secondo. E i primi a reagire sono i popoli dei Quartieri, che cominciano immediatamente ad accapigliarsi anche sui colori delle lucine natalizie. E via così, con discussioni talmente animate da far tremare perfino il presepe in Duomo. Quasi contemporaneamente, la chiamata “al campo e alla battaglia” raggiunge i Rettori. Sarà che è Natale, sarà la magia diffusa nell’aria o magari sono stati solo svegliati troppo presto dai parenti, ma in un lampo ognuno dà l’assenso. I messaggi rimbalzano veloci come le frecce delle balestre… anzi, decisamente più veloci: è come se l’aria stessa avesse deciso di giocare. In Piazza, Il Personaggio corre ovunque. È un turbine. Un fenomeno atmosferico. Sistema tribune improvvisate, controlla la terra della lizza, spolvera persino il busto del Buratto con la cura che altri riserverebbero a una statuina del presepe. Tutto per un solo obiettivo: regalare ai cittadini un evento talmente straordinario, talmente impossibile e talmente affettuosamente folle… da diventare leggenda. E soprattutto da farlo vivere ai giovani, perché la tradizione non sia mai solo ricordo, ma respiro, futuro, scintilla. Così li chiama, a gran voce, e i giovani arrivano, da tutti gli angoli — e tutte le Porte — della città. Ragazze e ragazzi che magari la sera prima avevano giurato di non alzarsi prima delle undici, ora si ritrovano a lucidare armature, scaldare cavalli, servire cioccolata calda ai figuranti intirizziti come statuine del presepe lasciate all’addiaccio. “Ragazzi, prendetevi un pezzo di Giostra. È vostra. È nostra. È della città!” li incita Il Personaggio, con l’entusiasmo di un tifoso. E miracolosamente, in tempo record, tutto è pronto. L’Araldo solleva la voce, il pubblico (perché in moltissimi hanno deciso di rimandare il panettone al giorno dopo) ammutolisce, il Buratto appare persino un po’ emozionato, le chiarine sono pronte a suonare. La Giostra di Natale sta per iniziare. E… “SVEGLIAAAAAAAA! È tardissimo! Dobbiamo scambiarci i regali!”. Il Personaggio si raddrizza di colpo, gli occhi ancora pieni della sua creazione immaginaria. È stordito, sì. Ma sorride. Perché in quel sogno c’era tutto ciò che ama: la passione, la tradizione e quel pizzico di follia, che a Natale sta bene ovunque. E mentre si alza dal letto, sa — con la stessa certezza che lo aveva guidato nel sogno — che anche se la Giostra non si correrà mai davvero il 25 dicembre, continuerà a scaldare i cuori. Anche in pieno inverno. Anche sotto la neve.Perché certe tradizioni non dormono mai: aspettano solo qualcuno che le sogni.
di Barbara Bianconi






