La Madonna del Prato, Storia di un’antica devozione

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Vi siete mai chiesti, almeno una volta, quando siete passati da via Madonna del Prato, il perché questa via si chiami così? È infatti una delle arterie più importanti di Arezzo, parallela del Corso Italia trabocca di attività commerciali ed è un’ottima via di fuga quando la strada principale diviene impercorribile per le troppe persone. Pochi però sanno l’origine di questo nome e dove si trovi adesso questa “Madonna del Prato.”

La nostra storia ha inizio nel Trecento. Il Prato, dal quale prende il nome questa Madonna, non è quello che ci immaginiamo ai piedi della fortezza Medicea. Nel XIV secolo in quell’area sorgeva l’antica cittadella medievale di Arezzo, distrutta dai Medici nel ‘500 per far posto alla loro roccaforte militare.[I] La zona denominata a quel tempo Prato della Giustizia si trovava nella parte bassa della città, fuori dalla cinta muraria, nell’area che ora ospita il capolinea degli autobus. In quel luogo dal XIV al XVI si eseguivano le pene capitali.[II] Prima dell’esecuzione il condannato era portato in giro per la città in modo da esporlo al disprezzo popolare. L’ultima visione dei condannati era una maestà con una Madonna col bambino[III] collocata all’inizio della via di cui stiamo parlando ed a lei affidavano le proprie preghiere prima di dipartire. Proprio per la sua collocazione questa immagine mariana era conosciuta come la Madonna del Prato.

L’importanza di quella Maestà accrebbe a fine Cinquecento. Secondo la leggenda il 12 luglio 1573 la statua fu vista sollevare Gesù e battere gli occhi da una donna che ogni giorno si recava in quel luogo. Altre persone invece giurarono di averla vista ridere. La notizia ovviamente si sparse ed il vescovo dell’epoca, Monsignor Bernardo Minerbetti, accertato il fatto, decise di consacrare il luogo dove risiedeva la Madonna. In poco tempo, grazie anche alle offerte dei fedeli, venne edificata una chiesa a Lei dedicata. La Compagnia di S. Croce[IV] si prese l’impegno di occuparsi della gestione della chiesa. Il culto proseguì per qualche secolo ma, quando la compagnia nel 1785 venne definitivamente soppressa , la chiesa scomparve di conseguenza. A suo ricordo rimane solo il nome della via.

Se la storia di quella chiesetta si interruppe non possiamo dire lo stesso dell’immagine miracolosa. La scultura venne spostata nella chiesa di San Jacopo. Questo era un luogo di culto molto importante per la città. Presente almeno dal 1216 in epoca medioevale era una parrocchia molto popolosa e vasta territorialmente. Purtroppo, la sua storia si concluse nel 1967 quando si decise per la sua demolizione in modo da far posto ad una piazza più ampia e moderna. Tra le cose che vennero salvate vi era anche l’immagine miracolosa della Madonna che venne collocata nella vicina chiesa di San Bernardo.[V] Ancora oggi se entriamo nella chiesa troviamo questa statua collocata in una nicchia lungo il lato sinistro.

Purtroppo, di questa storia e soprattutto del culto verso l’immagine miracolosa si è perso memoria. Come ho detto poc’anzi a questa statua è dedicata solamente un piccolo spazio in una chiesa. Di celebrazioni a Lei dedicate non ve ne è nemmeno l’ombra. La mia speranza è che questo breve articolo serva in qualche modo a tenere vivo il ricordo di una importante parentesi della storia aretina e che soprattutto faccia in modo che il nome “Madonna del Prato” non faccia pensare esclusivamente ad una via del centro ma anche, e soprattutto, ad un’immagine e ad un culto ormai perso da tempo.

 

Samuele Oroni

 

Note

[I] La costruzione avvenne per ordine di Cosimo I ed i lavori furono diretti da Antonio da Sangallo il Giovane e durarono dal 1538 al 1560.

[II] La zona del crocifisso delle forche ospitò le condanne nei secoli successivi fino all’abolizione della pena di morte il 30 novembre 1786.

[III] Questo tipo di statue mariane erano molto diffuse in città. Nel 1339 ne venne collocata una sopra ogni porta principale della città. Quella posta sopra Porta San Lorentino è conservata al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna.

[IV] La compagnia di Santa Croce esisteva in Arezzo fin dal 1300. Essi erano proprietari di una chiesetta dedicata alla Santa Croce. Da questo luogo prendeva nome la via su cui essa era collocata. Via di Santa croce, detta anche via Crocina iniziava alla destra di via Madonna del Prato e conduceva in piazza San Jacopo. Essa è stata completamente distrutta durante il rifacimento degli anni ’60.

[V] La chiesa venne costruita attorno alla metà del Trecento e faceva parte del complesso del monastero degli Olivetani, struttura che adesso ospita il museo archeologico statale Gaio Cilnio Mecenate. Per la sua descrizione vedi A. Tafi, Immagine di Arezzo, Guida storico-artistica, pp. 190-197.

Bibliografia

-A. Tafi, Immagine di Arezzo, Guida storico-artistica, Banca Popolare dell’Etruria, 1978.

-F. Paturzo, Arezzo medievale, dalla fine del mondo antico al 1384, Calosci-Cortona, 2002.

-G. Nocentini, Antiche memorie nelle vie di Arezzo. La storia delle vie, piazze e chiese della città antica: biografia, aneddoti, curiosità degli uomini d’arte e di cultura, Arezzo, Edizioni Helicon, 2003.

-O. Niccoli, La vita religiosa nell’Italia moderna, Secoli XV-XVIII, Carocci, 2017

-O. Niccoli, Vedere con gli occhi del cuore, alle origini del potere delle immagini, Bari, Laterza, 2011.