Ci sono cavalli che lasciano un segno, e poi ci sono quelli che diventano parte della storia. Galileo appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: un compagno di percorso prima ancora che un protagonista in lizza, capace di unire talento, carattere e un legame profondo con il proprio cavaliere. In questa intervista a Maurizio Sepiacci ripercorriamo la sua storia, dalle prime sensazioni fino alle affermazioni in piazza Grande, passando per aneddoti e ricordi che raccontano non solo un cavallo da Giostra, ma un vero e proprio compagno di vita.
Partiamo dall’inizio, quando è stata la prima volta che l’hai visto? Quali sensazioni ti ha dato montarlo per la prima volta? E’ stato amore a prima vista o c’è voluto un po’ di tempo per conoscersi meglio?
Prima di tutto voglio ringraziarvi visto che mi date l’opportunità di parlare di un cavallo che ho amato moltissimo, Galileo mi ha dato veramente tanto, non solo in piazza Grande.
Nella primavera del 1991 mi trovavo in Sardegna a Cabras, in provincia di Oristano, in una di quelle “spedizioni” che al tempo si facevano sull’isola per cercare qualche nuovo cavallo. Mi colpì subito il fatto che fosse piccolino e che venisse tenuto da solo in un paddock che era per un terzo completamente allagato. Ebbi una sorta di colpo di fulmine, lui ancora era quasi sdomato e non sapeva fare praticamente niente, ma le sensazioni che mi dette montandolo furono ottime e rimasi colpito dal suo carattere davvero mansueto e sincero. Fu cosi che senza pensarci due volte me lo portai ad Arezzo.
Quale è stata la particolarità che ti ha colpito di più di lui, un aspetto che magari hai difficilmente ritrovato in altri soggetti?
La sua indole era davvero incredibile. Era un cavallo di cuore che ascoltava e si fidava ciecamente del suo cavaliere ma aveva un suo carattere deciso e sapeva come farsi rispettare. Capiva benissimo quando era il momento dove poteva permettersi di “giocare” e quando invece c’era da fare le cose seriamente.
Quali erano le caratteristiche che lo hanno reso un cavallo da Giostra così importante? E quali invece i difetti che non sei mai riuscito ad “aggiustare” fino in fondo?
Aveva una struttura fisica secondo me molto adeguata alla Giostra, un grande coraggio ed un grande cervello. Dietro queste sue caratteristiche “innate” però c’è stato un lavoro paziente e continuo durato anni. Posso “vantarmi” del fatto di aver insegnato praticamente tutto a Galileo, la prima volta che lo portai in piazza avevamo quattro anni lui e venti io (oggi una situazione di questo tipo è impensabile) e passo dopo passo siamo cresciuti insieme togliendoci diverse soddisfazioni.
L’unico rammarico è stato proprio il fatto di averlo portato in Giostra un po’ troppo giovane e qualche piccolo trauma deve essergli rimasto dentro (ricordiamoci anche che le sfilate e le Giostre negli anni ’90 erano molto movimentate). In partenza durante i primi anni c’era un po’ da battagliare perché si rifiutava di partire, però io gli ho sempre perdonato tutto e l’ho amato con tutti i suoi pregi e difetti in ogni momento.
Hai qualche aneddoto al di fuori della Giostra che ti piacerebbe raccontare per far capire bene il vostro rapporto ed il suo carattere?
Ho un ricordo che a ripensarci adesso mi viene ancora da ridere: era una domenica pomeriggio ed io e la mia fidanzata (che oggi è mia moglie) decidemmo di andare a fare una passeggiata a cavallo. Visto che la mia compagna non era un amazzone professionista ma montava ogni tanto, per rassicurarla le dissi che le avrei lasciato Galileo, aggiungendo che sicuramente non le avrebbe dato problemi mentre io mi sarei preso l’altra cavalla giovane che avevo. Purtroppo non avevo fatto i conti con l’animo da giocherellone ed esibizionista da circo di Galileo. C’erano delle giornate dove faceva il burlone, si divertiva a saltare e metterti un po’ alla prova e purtroppo quella era proprio una di quelle giornate… potete immaginare quanto la dovetti scontare a casa la domenica sera!
Qualcosa che non ti ho chiesto ma che vorresti aggiungere?
Galileo è stato un cavallo molto importante sia per me che per un altro giostratore di Sant’Andrea, lo vendetti infatti a Stefano Cherici che ci ha corso molte prove generali ed è stato il cavallo con cui il Bricceca ha mosso i primi passi da giostratore. Il giorno che se n’è andato ha lasciato un vuoto incredibile e sono davvero molto contento di avergli potuto rendere omaggio con questa intervista.
Sepiacci/Galileo – Galileo Baio – Giostre corse 12 – 5 vittorie
di Leonardo Maccioni






