Cos’è un circolo? L’enciclopedia Treccani dice che il termine circolo è un termine d’uso assai frequente per indicare una società di persone appartenenti a una stessa categoria o condizione sociale, aventi interessi, ideali, sentimenti comuni, che si riuniscono in uno stesso luogo, appunto, il circolo.
La Giostra del Saracino è l’evento che più caratterizza la città di Arezzo, ma la Giostra si corre solamente due volte l’anno, d’estate. Mi sono chiesta come facessero le persone a trovare quell’organizzazione che è propria della settimana del quartierista senza quella preparazione o forse sarebbe meglio dire allenamento nel lavoro di gruppo.
La risposta che entrando sempre di più nelle dinamiche di quartiere mi sono data è che senza i Circoli forse non sarebbe possibile. Ovviamente da quartierista ero a conoscenza solo delle dinamiche proprie del mio quartiere e prima di poter trarre delle conclusioni era necessario indagare proprio come un investigatore sulle storie e quindi toccare con mano i luoghi che mi avrebbero dato le risposte che cercavo.
Entrare dentro il Circolo di Porta Crucifera accompagnata dai giovani quartieristi è stato un’esperienza che altrimenti non avrei mai fatto. Varchi la porta ed è come entrare dentro una casa, la loro casa, i bambini giocano e gli adulti si prendono qualcosa da bere mentre generazioni diverse si uniscono in racconti di quotidianità e di storie di Giostra. Il Circolo è una vecchia stalla rimessa a nuovo e poi migliorata negli anni in cui ancora si possono vedere gli anelli su cui legavano i cavalli e in cui invece adesso vengono annodati i foulard rosso-verdi.
Amministrato da giovani che a turno si prendono la responsabilità del bar, della spesa e della cucina è una vera e propria gavetta non solo nelle dinamiche di quartiere, ma anche nella vita lavorativa. Sono aperti quasi sempre durante l’anno e dal 1983 è diventato uno dei tanti luoghi di ritrovo per i quartieristi, sì perchè gli spazi sicuramente non mancano tra la pizzeria, il trogolo, la piazzetta della Minerva, ma anche qua il circolo diventa il luogo dove poter giocare a freccette, fare tornei di burraco e gironi a non finire durate i mesi invernali. Una volta al mese diventa anche il luogo prescelto per le feste del gruppo giovanile che rinforza il legame tra passato e presente nel quartiere di Porta Crucifera.
Parlando di passato e presente è ancora più interessante la storia del Circolo di Porta Sant’Andrea, o forse sarebbe meglio parlare di Circoli al plurale perché a quello “vecchio” che viene chiamato Bando, si è aggiunto nel 2011 il circolino bianco-verde, sudato dopo tanti anni di richieste e finalmente parte centrale della Corte di Sant’Andrea. Il Circolino è stato un vero e proprio regalo che i quartieristi navigati hanno fatto al gruppo giovanile e di cui loro sono estremamente grati. Il circolo anche qui diventa casa, doposcuola, cucina e svago; è il posto in cui il Gruppo Giovanile passa la maggior parte del suo tempo, diventa quindi la location di attività ludiche e “lavorative”, in cui le spaghettate notturne sanno di famiglia e i podcast sono chiacchierate tra amici. I Grandi sono orgogliosi e fiduciosi nel poter consegnare le chiavi ai giovani perché Sant’Andrea è si una famiglia ma è anche una macchina quasi perfetta in cui ogni persona ha un luogo e un gruppo, in cui ognuno ha il suo compito e la sua funzione. Il Bando funziona così: dentro la cucina ognuno ha il proprio ruolo e tutto ingrana secondo un ordine metodico che lascia poco spazio agli sbagli. La cucina viene aperta un paio di weekend al mese totalmente gestita dai quartieristi che si mettono a disposizione per il servizio.
Quando il motore sono i giovani, non posso che fermarmi a pensare al quartiere di Porta del Foro. L’attuale gruppo giovanile è l’anima dell’organizzazione del quartiere che per anni ha sperato in un cambio di rotta che potesse risollevare gli animi resilienti di entusiasmo e che ha portato i suoi frutti. La vecchia palestra è stata rimessa a nuovo creando degli spazi estremamente funzionali per le dinamiche di quartiere come la nuova sala del consiglio e le teche per i costumi, ma anche di circolo con i tavoli e la cucina. All’interno della palestra c’è una parte adibita a bar che tutto l’anno rimane attiva, mentre la cucina è aperta un paio di volte il mese per le cene e le feste del quartiere o le serate del Gruppo Giovanile. La parola che mi è venuta in mente mentre curiosavo all’interno del Circolo di Porta del Foro è resistenza. La lotta che negli altri circoli hanno compiuto le vecchie generazioni si fa viva con i giovani che lottano e continuano a sperare nella rinascita del proprio quartiere senza dimenticarci dell’orgoglio inesauribile che caratterizza le giovani quartieriste. Ciò che mi è rimasto più impresso è la forza che le nuove generazioni riescono a trovare per costruire la base per un quartiere migliore, in cui vivere e restare. Il Circolo non smette nemmeno qui di essere il punto di ritrovo per chiunque voglia passare una serata in compagnia, ma in questo caso la fiducia non viene “concessa” o “ereditata” dai grandi, ma viene conquistata con il sudore della lotta e della fatica di un futuro più roseo.
È il momento di tornare al Circolo dei Ghibellini al Quartiere di Porta Santo Spirito; sotto quell’insegna un po’ scolorita dal sole si apre un piccolo ambiente color crema e dall’odore di farina che mi sento di chiamare casa. Entri dalla porta e senti il Calimero chiamare la Serena e sai già che probabilmente c’è da cambiare il canale alla TV. Al circolo si mangia la pizza, la pizza del Cali, ed è aperto cinque giorni a settimana tranne il lunedì e il martedì. I turni sono tutti volontari secondo le disponibilità e per tanti è diventato un momento di svago più che un servizio. Mi siedo ad un tavolo e vedo gruppi di amici che parlano, che fanno un girone o una partita a Machiavelli penso che siamo fortunati ad avere questo posto in cui passare il tempo per diventarequartiere oltre ad esserlo già nell’effettivo. Un miscuglio di generazioni diverse che vivono lo stesso posto nel rispetto delle tradizioni e apportando novità. Spesso ho sentito dire che il Circolo dei Ghibellini ad un occhio esterno sembra una vera e propria casa, in cui i rapporti che si vedono e si toccano sono autentici, e le persone comunicano urlando proprio come quando chiami la « mamma » perché ti serve qualcosa dalla cucina e penso che quest’immagine incarni perfettamente quello che rende quel posto così piccolo rispetto agli altri quartieri, così vivo.
Il cuore pulsante di una casa è la cucina, il cuore pulsante di un quartiere è il suo circolo e i quartieri non sono solo gli schieramenti che due volte l’anno si accingono a « combattersi » sulla lizza di Piazza Grande contro il Buratto. Dietro ogni quartiere c’è molto di più, c’è un insieme di persone che si dà da fare e trova il modo di far vivere constantente la voglia di stare insieme per tutto l’anno e non sarebbe possibile senza il grandissimo apporto dei circoli di ogni quartiere. Ho avuto il privilegio e la fortuna di aver potuto vedere e visitare tutti i circoli e pur avendo funzioni diverse la storia che li accomuna tutti è il fatto di essere la cenere calda di un focolare che alla prima occasione fa divampare di nuovo il fuoco dei quartieristi che decidono di far parte di qualcosa di grande.
di Elisabetta Bidini






