Ci sono cose che ti capitano addosso per destino, e non hai scampo. Nel mio caso la condanna era giàscritta: sono nata e cresciuta tra via Garibaldi, San Clemente, San Lorentino e via Marco Perennio. Insomma, il mio DNAèstato marchiato a fuoco da Porta del Foro. Nonèstata una scelta: qui non si parla di libero arbitrio ma di ius solieius sanguinisin combo letale, con genitori e nonni incastrati nello stesso quadrilatero. Come se il quartiere avesse detto subito:“Questaèdei nostri, la blindiamo noi”. E infatti eccomi qui, irrimediabilmente prigioniera (consenziente) dei colori giallo cremisi. Colori che, lo ammetto, hanno su di me l’attrazione di un magnete mistico: un mix tra la potenza della Chimera etrusca e la sfrontatezza da bar all’angolo. E se giànon bastasse, la combinazione giallo-rossa, in tonalitàun po’ diverse, mi rincorre pure altrove, in un’altra veste mitico-romana (chi vuol capire capisca), ma lasciamo stare: coincidenze divinatorie, che tanto mi convinco da sola a forza di ripetermele.
Poièarrivata la domenica della Giostra. Eh, la famosa domenica. Io pronta, col mio fazzoletto, a vivere il tutto con compostezza e misura, tipo signora di gran classe. Peccato per la trasformazione inaspettata in un’erinni ubriaca che abbracciava sconosciuti urlando come se il mondo finisse lìin Piazza Grande. Ero convinta che la vittoria mancasse da secoli (e in effetti il tempo sembrava geologico), al punto da sospettare fatture e maledizioni tramandate dagli etruschi stessi. E invece no: il miracoloèarrivato, e io mi sono ritrovata ad esultare da ultràin una improvvisata curva sud giallo cremisi in pieno centro, con buona pace della mia compostezza. E poi, il mio San Lorentino, cheèdiventato improvvisamente il centro del globo terrestre: cori stonati ma fieri, pacche sulle spalle, bandiere ovunque e la sensazione di essere resuscitati dalle ceneri delle disfatte passate. Nel delirio, mi sono pure imbattuta in persone che non vedevo da ere geologiche: e sono certa che la mia versione“tarantolata post-vittoria”resteràloro impressa come un ricordo indelebile. E probabilmente imbarazzante.
E qui apro una parentesi fondamentale: qualche giorno prima, navigando nello shop del quartiere, avevo il sacrosanto desiderio di acquistare un portachiavi di Porta del Foro. Giusto un cimelio da avere sempre in tasca, per sentirsi eroici anche quando si va al supermercato(Labubu, scansati). E invece? Nulla. L’articolo piùovvio mancava clamorosamente. Una tragedia commerciale. Ho pensato:“Forseèquesto il vero malocchio del quartiere, altro che Giostra!”. Ma–colpo di scena–adesso il portachiavi c’è. Lo hanno messo in vendita. Non so se lo abbiano fatto perchéhanno letto nei miei pensieri o se semplicemente era stato un ritardo come la nostra vittoria. Fatto sta che presto saràmio. E guai a chi me lo tocca.
E così, tra Chimere, vittorie sudate e shopping da quartierista militante, mi sono riscoperta piùgiallo cremisi che mai. Una parte di me resta la bambina che il nonno portava al quartiere e lìguardava la Chimera con occhi sgranati e insieme impauriti da quelle fauci cosìorgogliosamente feroci. L’altraèl’adulta che urla, balla, abbraccia mezzo mondo e sogna portachiavi. Entrambe, comunque, non hanno alcuna intenzione di scappare da Porta del Foro.
P.S. Dimenticavo. Da domenica 7 settembre nella mia playlist tra gli U2, The Smiths, Olly, Rino Gaetano, Ultimo, gli Oasis, Pino Daniele (insomma ho le idee piuttosto confuse in fatto di musica) c’èanche il Canticum Canticorum di Giovanni Pierluigi da Palestrina.Ah, casomai mi sentiste in giro cantare a cappella fatemelo notare. Grazie.
diBarbara Bianconi
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