Da poche settimane l’associazione Signa Arretii, letteralmente “insegne di Arezzo”, ha rinnovato le proprie cariche, dopo la lunga reggenza di Stefano Giustini, è stato nominato presidente Francesco Stocchi. Il nuovo presidente, appassionato di Giostra, storia e cultura cittadine, 40 anno sposato e padre di una bambina di 3 anni.

Presidente, può dirci come si è avvicinato alla Giostra?

Come aretino non potevo rimanere indifferente alla Giostra, inizio come tanti partecipando da ragazzo alla vita del mio Quartiere di appartenenza soprattutto sotto Giostra, ma non ho mai ricoperto ruoli né mi sono mai vestito per esso. Quindi il mio esordio in piazza avvenne con Signa Arretii nel giugno 2007.

Quale il quartiere di appartenenza? E’ difficile rimanere imparziali e ai propri posti quando si è in piazza con i colori dell’associazione?

Appartengo al Quartiere di Porta del Foro e certo, se uno ha una fede, non è sempre facile trattenersi. Il nostro ruolo ovviamente è super partes, si riesce a farlo mettendo davanti la passione verso la tua città e la Giostra piuttosto che i propri colori di quartiere. Qualche smorfia può scappare, ma rimaniamo pienamente concentrati nel nostro compito, nel rispetto del costume che indossiamo consapevoli e orgogliosi di rappresentare tutta la città, indistintamente.

Ci conceda una battuta, negli ultimi anni in questo è stato avvantaggiato?

È vero (ride ndr), negli ultimi anni siamo stati sfortunati, però una soddisfazione sotto questo aspetto me la sono tolta, nel giugno 2019 quando il Quartiere è tornato alla vittoria ho avuto l’onore di essere il valletto incaricato di portare la Lancia d’oro e averla portata dalla mattina fino alla consegna al Rettore del mio Quartiere, è stata una bella emozione.

Come si è avvicinato a Signa Arretii?

L’avvicinamento al gruppo è venuto quasi da solo, prima informandomi come era formato e delle sue dinamiche. Sapevo che facevano parte dell’amministrazione comunale e quindi ho preso contatto passando dagli uffici comunali insieme ad un altro ragazzo con cui poi siamo entrati nel gruppo. Mi affascinava e mi incuriosiva il rappresentare la nostra città.

Quale è stato il suo percorso all’interno dell’associazione?

Diciamo che ho ricoperto un po’ tutti i ruoli, inizio come fante, poi il vessillifero con cui tra l’altro ho avuto l’onore di portare l’insegna della città del cavallo inalberato, fino all’ultimo ruolo ricoperto che è stato come detto il valletto recante la Lancia d’Oro.

Quanti sono i ragazzi che fanno parte dell’associazione e come pensa di allargare il corpo sociale?

L’associazione conta di 54 soci, alcuni solo sostenitori mentre in grande parte sono soci attivi. Assieme al consiglio vorremmo allargare il numero del corpo sociale, crediamo che il modo migliore per farlo è continuare nelle iniziative sia giostresche che più prettamente culturali, storiche e sociali fatte fino ad oggi, dobbiamo cercare di farci conoscere sempre di più per creare intorno all’associazione maggior interesse e curiosità.

Per molti anni per le componenti dei Fanti, vessillifferi e valletti si vestivano i ragazzi più giovani dei Quartieri, era una sorta di gavetta da fare prima di poter indossare il costume del proprio quartiere. Questa in realtà era anche una tradizione che derivava dagli anni Venti, ce la puoi illustrare?

Tutto inizia alla fine degli anni venti del secolo scorso, prima ancora che si assistesse alla rinascita della Giostra come la conosciamo oggi. L’occasione quando il Comune si volle dotare di un nuovo gonfalone e per accompagnarlo più degnamente gli affiancò sette valletti in costume medievale. Per cinque di questi si chiese all’allora compagini rionali cittadine di indicare altrettanti ragazzi che li indossassero. Queste cinque compagini erano i rioni di Santa Croce e Colcitrone, Santo Spirito, San Lorentino e San Clemente, Centro (porta Burgi) e Saione. Queste furono le cinque basi sociali che si disputarono la Lancia d’Oro nel 1931. Proseguendo negli anni, non avendo le componenti comunali una struttura propria, in Giostra erano chiamati a vestirsi ragazzi appartenenti ai Quartieri; possiamo dire che era una sorta di iniziazione prima di poter indossare il costume del proprio Quartiere.

Tutto è cambiato da quando siete diventati associazione autonoma, ci può parlare di questo mutamento, dei suoi pro e contro?

Diciamo che se pur positivo in certi aspetti, non sempre i ragazzi che ne vestivano i costumi avevano la considerazione adeguata al compito che ricoprivano. La costituzione di gruppi specificatamente dediti a questo ha sicuramente il merito di aver ridato dignità e consapevolezza del ruolo richiesto e dell’orgoglio di rappresentare le istituzioni cittadine, la storia della città e delle sue tradizioni.

Signa Arretii è un’associazione unica, ma al suo interno racchiude tre componenti che hanno una loro storia e tradizione, non solo giostresca, ben lontana nei secoli.

I fanti sono la componente militare comunale e sono presenti con funzioni ben dettagliate fin dallo Statuto comunale del 1327. Anche il valletto ovviamente è una figura preesistente alla rinascita delle Giostre moderne e facevano parte sia delle Corti nobiliari che all’interno delle istituzioni comunali. Pure per i vessilliferi si può assolutamente sostenere che siano una figura presente da secoli, basti pensare al ruolo nelle battaglie e nelle guerre di portare i vari gonfaloni e insegne. Quest’ultima componente è stata l’ultima ad entrare a far parte della Giostra essendo stata istituita nel 1992 quando vennero introdotti i cinque vessilli come li vediamo oggi. Fino a quel momento in piazza si portava il gonfalone “ufficiale” del Comune, nel 1992 invece furono introdotti vessilli specifici che si rifacevano alle istituzioni comunali del tempo, del libero comune medievale.

Quali sono i loro compiti in Giostra?

I fanti come detto sono la scorta militare delle istituzioni giostresche, i vessilliferi portano gli emblemi medievali cittadini, mentre i valletti sono incaricati di portare la Lancia d’Oro. In piazza si contano dodici fanti più il sergente, i valletti sono sempre sette come originariamente costituiti, i vessilliferi cinque. Il sergente dei fanti è nominato dalla Magistratura della Giostra, mentre il valletto che porta la Lancia d’Oro è indicato direttamente dal Sindaco.

Come associazione rispetto a Sbandieratori e Musici avete una vita più breve e vi differenziate da loro. Siete riusciti a ritagliarvi un ruolo molto importante di divulgazione storica giostresca e della città ben definita, possiamo affermare che questa sia lo vostra peculiarità?

Credo di si. Possiamo affermare che questo è venuto quasi naturale dato il nostro status di rappresentanze dirette delle istituzioni cittadine. Siamo impegnati da anni nella promozione culturale e in varie iniziative quali conferenze storiche o presentazioni di libri, ci siamo quindi costruiti una identità anche al di fuori della sola rappresentanza giostresca. Qui è d’obbligo annoverare anche la cerimonia di commemorazione della battaglia di Campaldino che tutti gli anni facciamo portando il nostro saluto sulla Piana dove si svolse la battaglia e al “Canto degli aretini”, che è il luogo a Firenze dove vennero seppelliti molti aretini sfortunatamente catturati e periti durante la loro prigionia. In questo diciamo che ben si comprende il nostro motto “Ubi nos arretium est”: dove siamo noi è Arezzo.

Questo vostro “indirizzo” è ben riscontrabile dalla vostra sede che è un piccolo museo della Giostra con dei cimeli molto belli. Avete il grande merito di tenerlo aperto per visite dei turisti e degli aretini, durante le edizioni della Fiera Antiquaria, intendete proseguire e implementare tutte queste iniziative?

Certo, questo è un altro aspetto a cui teniamo molto e di cui siamo particolarmente orgogliosi. È il frutto di anni di lavoro e raccolta di documenti e cimeli unici. Gli sguardi ammaliati dei turisti che si affacciano nelle occasioni di apertura denota il grande interesse che suscita la Giostra e le nostre tradizioni.

La vostra sede, i musei dei Quartieri, i Colori della giostra in comune e i musei delle altre associazioni sono piccoli gioielli di storia cittadina. Credi sia auspicabile una maggiore sinergia proprio per la loro apertura e ambiti divulgati per i cittadini aretini come per i turisti?

Si, dobbiamo lavorare per migliorare la loro attrazione. Ci sono state varie occasioni dove sostanzialmente sono stati fatti dei tour, credo che questa potrebbe essere auspicabile diventando una costante, magari da abbinare alla visita di altri luoghi importanti della nostra città.

La Giostra negli ultimi anni è cresciuta tantissimo. Sfortunatamente questa crescita speso si limita ai giorni prima delle Giostre. Secondo lei cosa si potrebbe fare per far capire ai giovani che vi si avvicinano che la Giostra ha un bagaglio culturale ed educativo importantissimo?

Questo è l’obiettivo tra i più importanti da perseguire tutti insieme. Dobbiamo puntare a coinvolgere sempre di più i ragazzi più giovani, dobbiamo trovare il modo di incuriosirli e stimolarli tramandandogli la cultura giostresca nella sua completezza di tradizione anche educativa e culturale, non solo la componente tecnico-agonistica. Dovremmo essere sempre più bravi a tramutare il semplice aspetto aggregativo a sentimento di appartenenza.

L’edizione di giugno è stata annullata, mentre per ora resta in piedi quella di settembre per cui si parla anche di un piano B che potrebbe vedere la festa limitata in alcune delle sue parti. A cosa si può rinunciare pur di correr giostra senza perdere la sua natura di festa di popolo?

Non è una risposta facile. La Giostra è la festa della nostra città, del popolo aretino. Snaturarla pur di farla secondo me sarebbe sbagliato, dovremo fare in modo di riuscire a conservare le cose come si svolgono sempre. L’aggregazione è una parte importante, potremo semmai sacrificare o adattare al momento che stiamo vivendo alcune fasi. Se devo pensare ad una piazza semi vuota o che il Quartiere vincitore non può festeggiare credo che non avrebbe il giusto sapore e significato, non sarebbe nella natura della Giostra.

Prende il posto dello storico presidente Stefano Giustini, che si può dire per l’impegno e i risultati conseguiti sia annoverabile tra le figure centrali della Giostra degli ultimi 20 anni, anche se lui ci tiene a rimarcare il lavoro di tutto il gruppo. Che effetto fa prendere in mano la sua eredità?

Per me è una grande sfida. Non sarà facile, ma assieme al Consiglio e ovviamente tutti i soci ce la metteremo tutta. A Stefano va fatto un enorme ringraziamento per aver guidato, creato e cresciuto questo gruppo fino a farlo diventare la realtà che è oggi. È stato e sarà esempio per la sua passione e il suo impegno, è stata una figura molto importante per tutto il mondo giostresco e non solo per la nostra associazione. Ovviamente ce la metteremo tutta per proseguire nella strada da lui tracciata, poi certamente rimarrà sempre nella nostra associazione e sarà pronto a dare il suo contributo e aiuto.

Riccardo Pichi