Le parole della Giostra

BANDO DEGLI ONOREVOLI MESSERI REGGITORI DI AREZZO

“Città di Arezzo: BANDO!

Gli onorevoli Messeri reggitori della nobilissima città di Arezzo, invitano tutti della città e del felicissimo contado, nobili e popolo, gente di lettere e di toga, mercatanti ed artieri di ogni arte, al torneamento della Giostra del Saracino, che sarà corsa a ……. in piazza Grande, agli ordini del magnifico Maestro di Campo, dai Cavalieri dei Quartieri, contra un simulacro che finga, tra li soldani di Babilonia, d’Egitto, di Persia, la figura di Buratto Re delle Indie, a confusione e ludibrio grandi di tutti gli infedeli nimici di cristianità e ad maggior gloria ed onore del divo Donato, patrono nostro e del contado, impetatore di grazie e benedizioni.

Correrranno i Cavalieri de li Quartieri:

Porta … , Porta … , Porta … , Porta … .”

GIURAMENTO DEI CAPITANI DEI QUARTIERI

“A nome dell’antico e glorioso Quartiere di Porta … nella mia qualità di Capitano degli armati al cospetto della città di Arezzo: giuro sul mio onore di correr Giostra nel pieno e leale rispetto delle regole cavalleresche che la governano, osservando gli ordini del Maestro di Campo, i deliberati della Magistratura e i pronunciamenti dei giudici”

IMPEGNO D’ONORE DEL MAESTRO DI CAMPO

Investitura del Sindaco di Arezzo:
“A nome dell’antichissima e nobilissima città di Arezzo, nella mia qualità di sindaco consegno il bastone di comando ed investo delle funzioni di Maestro di Campo Messer … che si impegna ad osservare con lealtà ed imparzialità le regole cavalleresche che governano la Giostra.”

Giuramento Maestro di Campo:
“Grato dell’onore concessomi, al cospetto del Santo Donato, patrono e protettore della città delle camparie, delle cortine e del distretto di Arezzo: giuro di osservare con lealtà ed imparzialità le regole cavalleresche che governano la Giostra del Saracino.”

DISFIDA DI BURATTO RE DELLE INDIE AI CAVALIERI E ALLA CITTA’ DI AREZZO

Non più d’usati onori aure cortesi
spingon, o Castro, il piede a’ tuoi contorni.
Sol quest’usbergo e rilucenti arnesi
premon le membra a vendicar gli scorni.
I magnanimi spirti a torto offesi,
lungi dal trionfar, odiano i giorni.
Con questo del flagel più grave pondo,
giuro atterrir, giuro atterrare il mondo.
Oggi provar t’è forza, empio arrogante,
che merte sol vers’i Tartarei chiostri,
un falso traditor volga le piante
e del suo sangue il suo terreno inostri.
Ogni patto aborrisco e da qui avante
vesto la spoglia de’ più orrendi mostri.
Troppo infiamma il mio cuor giusta vendetta,
onde sol morte e gran ruine aspetta.
Oggi vedrai, s’al nuovo campo ascendi,
s’al tuo folle vantar sian l’opre uguali.
Prendi pur l’asta e fra tue strage apprendi
l’armi di un falso ardir quanto sian frali.
Manda chi più t’aggrada e solo attendi,
da troppo irata man, piaghe mortali.
Non più parole, omai, vo’ vendicarmi:
al campo! Alla battaglia! All’armi! All’armi!”

INNO DELLA GIOSTRA DEL SARACINO: TERRA D’AREZZO

“Terra d’Arezzo un cantico, salga dal nostro cuore
a te che luce ai popoli, fosti col tuo splendore.
Da quasi trenta secoli, parla di te la storia
e mille e mille pagine, consacran la tua gloria.

Galoppa galoppa, o bel cavalier,
tu sei la speranza del nostro Qartier;
col braccio robusto che piega il destin,
trionfa, o gagliardo, del Re Saracin,
trionfa, o gagliardo, del Re Saracin.

Or che risorgon gli animi, d’Italia al nuovo sole,
Terra d’Arezzo esaltati, chè in marcia è la tua prole.
Le mète già sfavillano, dinanzi al nostro ardire
santo è l’amor che infiammaci, più santo è l’avvemre.

Galoppa galoppa, o bel cavalier,
tu sei la speranza del nostro Qartier;
col braccio robusto che piega il destin,
trionfa, o gagliardo, del Re Saracin,

trionfa, o gagliardo, del Re Saracin.”