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Arezzo 1276: il primo Conclave Moderno

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Il conclave svoltosi ad Arezzo nel gennaio 1276, dedica della lancia d’oro per questa 150ª edizione della Giostra del Saracino, non rappresenta solo un evento locale, ma un punto di svolta cruciale per la storia della Chiesa cattolica: fu infatti il primo conclave propriamente detto, regolato dalle nuove norme della costituzione apostolicaUbi Periculum, costituzione apostolica promulgata da papa Gregorio X. Questo evento passato alla storia come il primo conclave dell’età moderna segnò il passaggio definitivo da procedure elettorali, spesso caotiche e lunghe, a un sistema codificato di clausura e restrizioni volto a garantire rapidità e indipendenza nella scelta del Pontefice. Per comprendere l’eccezionalità di Arezzo, occorre guardare al drammatico precedente di Viterbo. Alla morte di Clemente IV nel 1268, i cardinali rimasero bloccati in trattative sterili per ben 33 mesi, la più lunga sede vacante della storia. La situazione fu sbloccata solo dall’intervento drastico dei cittadini viterbesi, che scoperchiarono il tetto del palazzo papale per costringere i porporati a una decisione.

Per comprendere l’eccezionalità di Arezzo, occorre ricordare il drammatico precedente di Viterbo. Alla morte di Clemente IV nel 1268, per eleggere il Romano Pontefice il Collegio Cardinalizio   rimase bloccato in trattative sterili per ben due anni e nove mesi, la più lunga sede vacante della storia. La situazione fu sbloccata solo dall’intervento drastico dei cittadini viterbesi, che scoperchiarono il tetto del palazzo papale per costringere i porporati a una decisione.

L’eletto, Tedaldo Visconti, che si trovava in Terra Santa al momento della scelta e non era nemmeno sacerdote, assunse il nome di Gregorio X.[1]Consapevole del pericolo rappresentato da tali ritardi, egli promulgò nel 1274, durante il secondo Concilio di Lione, la Costituzione ApostolicaUbi Periculum. In questo documento, inizialmente osteggiato dagli altri cardinali ma fortemente voluto da Gregorio, imponeva regole ferree: l’elezione doveva tenersi nel luogo di morte del Papa, i cardinali dovevano entrare in un luogo in cui fosse impedito l’accesso sia dall’interno che dall’esterno “Clausi cum clave” dopo soli dieci giorni di attesa. Durante questi dieci giorni si celebrava una messa al giorno per l’anima del pontefice. Tutti i cardinali dovevano soggiornare in una sala comune senza alcun contatto con l’esterno e chiunque avesse inviato una lettera ai cardinali rischiava la scomunica. Il documento era molto specifico anche nella descrizione di ciò che i cardinali dovevano mangiare all’interno della sede del conclave. Dopo tre giorni senza una decisione le pietanze si riducevano ad una per pasto. Dopo cinque giorni, la dieta si sarebbe limitata a pane e acqua.  Durante la sede vacante tutti i proventi ecclesiastici spettanti ai cardinali erano trattenuti dal camerlengo e poi messi a disposizione del nuovo pontefice. Tra i firmatari di questo documento, è bene ricordarlo, c’è il sigillo e la firma del vescovo Guglielmino degli Ubertini.

Gregorio X era in viaggio di ritorno dal Concilio di Lione. Il Pontefice non poté fermarsi a Firenze poiché la città era sotto scomunica, e decise quindi di riparare ad Arezzo. Venne nella città di Arezzo per celebrare le feste di Natale tra il 19 e il 20 dicembre 1275, anche se in verità fu una sosta forzata a causa della malattia che lo colpì durante il viaggio, come lui stesso afferma e scrive nelle lettere all’imperatore Rodolfo di Asburgo. Dietro questa scelta si celava anche la regia del vescovo aretino Guglielmo degli Ubertini, figura di spicco, che desiderava ardentemente il prestigio papale per la città e i fondi per costruire una nuova, maestosa cattedrale. Tra le disposizioni testamentarie di Gregorio X ci fu un lascito di 30.000 fiorini d’oro per la costruenda cattedrale di Arezzo i cui lavori, voluti da Guglielmino, iniziarono nel 1278.

Tuttavia, il destino fu più rapido dei progetti. il 10 gennaio 1276, all’età di 65 anni, Gregorio X morì nel palazzo vescovile di Arezzo. In virtù dell’ordinamento appena creato dallo stesso Pontefice, Arezzo divenne per legge la sede obbligatoria del conclave.

Il 21 gennaio 1276, undici giorni dopo la morte di Gregorio X, il collegio cardinalizio era composto da sedici cardinali elettori, ma solo tredici raggiunsero Arezzo e si riunirono in clausura nel palazzo vescovile di Arezzo. Alcune fonti indicano come luogo anche San Domenico, altre la chiesetta di San Gregorio.[2]Le nuove norme dimostrarono immediatamente la loro efficacia “terapeutica” contro la tendenza a procrastinare.

La pressione della clausura e la memoria del recente trauma di Viterbo portarono a un’elezione rapidissima: in un solo giorno, quello in cui si celebra la memoria liturgica di sant’Agnese, i cardinali trovarono l’accordo all’unanimità ed elessero per acclamazione il primo Papa domenicano della storia, Innocenzo V, al secolo il francese Pierre de Tarentaise, uomo di notevole sapienza e religiosità, modesto e buono  a cui era stato riconosciuto il titolo di .[3]Arezzo aveva così inaugurato con successo la stagione del conclave moderno, garantendo alla Chiesa una successione rapida e ordinata. La solenne incoronazione a Papa Innocenzo V fu celebrata il successivo 22 febbraio.

Nonostante abbia governato la Chiesa per soli 152 giorni, fino alla morte, il 22 giugno 1276, il pontefice concentrò ogni sua energia nella diplomazia di pace. Si ricordano in particolare:

-la pace tra Genova e Carlo d’Angiò, riuscendo a mediare la fine delle ostilità tra la Repubblica di Genova e il potente Re di Sicilia;

-la pacificazione della Toscana, intervenendo direttamente per sedare le sanguinose lotte tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini, in particolare a Pisa e Firenze.

-l’unione con Bisanzio dove inviò una legazione ufficiale a Costantinopoli per ratificare la riunificazione con la Chiesa ortodossa, siglata nel precedente Concilio di Lione.

Il 1276 divenne un anno eccezionale e drammatico per la storia della Chiesa. È ricordato anche come l’anno dei quattro Papi. Innocenzo V morì a Roma il 22 giugno dello stesso anno, dopo soli cinque mesi di pontificato. Nel corso di quei dodici mesi si succedettero ben quattro pontefici: Gregorio X, Innocenzo V, Adriano V e Giovanni XXI. Tutti e quattro avevano partecipato al primo conclave ad Arezzo. Tra questi, a riprova della resistenza a tali norme da parte di alcuni cardinali, Adriano V arrivò persino a sospendere laUbi Periculumritenendola troppo dura per i porporati, riaprendo una stagione di stalli che si sarebbe conclusa solo anni dopo con la reintroduzione definitiva del conclave da parte di Bonifacio VIII. Papa Innocenzo V fu beatificato dal papa Leone XIII il14 marzo 1898, per conferma del culto ab immemorabili; la sua memoria religiosa cade il 22 giugno.

Samuele Oroni

 

Bibliografia

-A. Franchi,La svolta politica di Gregorio X e l’elezione di Innocenzo V, Roma, Edizioni Francescane, 1993.

-A. M. Piazzoni,Storia delle elezioni pontificie, Bologna, Piemme, 2005.

-A. Potthast (a cura di),Regesta pontificum Romanorum inde ab a. post Christum natum MCXCVIII ad a. MCCCIV, vol. II, Berolini, 1875.

C. Rendina, I papi. Da san Pietro a Francesco, storia e segreti.Newton Compton editori, 2011

– L. Gatto,Il conclave: storia dell’elezione del Papa, Roma, Newton Compton, 2005.

-M. Solari,Gregorio X un piacentino sul trono di Pietro, LIR edizioni, 2013

-Pier Luigi Rossi,Il Conclave di Arezzo: la cattedrale del Papa, Arezzo, 2021.

-U. Pasqui (a cura di),Documenti per la storia della città di Arezzo nel Medio Evo, vol. II (1180-1337), Firenze, Commissione Sull’Arte Storia, 1900.

Note

 

[1]Per approfondire la storia di Gregorio x si rimanda all’articolo a lui dedicato pubblicato su questo sito.

[2]I cardinali erano: Pierre de Tarentaise, O.P. Cardinale Vescovo di Ostia e Velletri, poi eletto papa. Pedro Julião (Pedro Hispano), Cardinale Vescovo di Tuscolo-Frascati, Vicedomino Vicedomini, O.F.M. Cardinale Vescovo di Palestrina, Bertrand de Saint-Martin, O.S.B., Cardinale Vescovo di Sabina, Simone Paltanieri, Cardinale Presbitero dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, Anchero Pantaleoni, Cardinale Presbitero di Santa Prassede, Guillaume de Bray, Cardinale Presbitero di San Marco, Riccardo Annibaldi, Cardinale Diacono di Sant’Angelo in Pescheria, Ottobono Fieschi, Cardinale Diacono di Sant’Adriano al Foro Giacomo Savelli, Cardinale Diacono di Santa Maria in Cosmedin, Matteo Rosso Orsini, Cardinale Diacono di Santa Maria in Portico, Uberto Coconati, Cardinale Diacono di Sant’Eustachio, Goffredo da Alatri, Cardinale Diacono di San Giorgio in Velabro.

[3]Nato nella regione della Tarentasia, nella Savoia continentale, Pierre entrò attorno al 1240 nell’ordine domenicano. Studiò all’Università di Parigi, dove divenne allievo e collaboratore di figure del calibro di Tommaso d’Aquino e Alberto Magno. Teologo di elevato spessore, noto per la straordinaria erudizione e per le sue doti di predicatore, fu soprannominatoDoctor famosissimus. Nelle università del Medioevo, il termine “dottore” non indicava un medico, ma derivava dal latinodocere(insegnare) e significava “maestro” o “professore”. Ricevette questo titolo perché insegnò teologia alla Sorbona di Parigi, l’università più prestigiosa dell’epoca ottenendo una grandissima popolarità tra gli studenti per la sua chiarezza e profondità, tanto da meritare l’appellativo di “famosissimo”. Sostituì San Tommaso d’Aquino sulla cattedra dei domenicani a Parigi. L’idea che comunque dominò il suo breve pontificato fu, nella scia del suo predecessore, quella della crociata per liberare la Terrasanta, come indica chiaramente il suo documento programmatico Fundamentum aliud.

 

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