Entrato ufficialmente nel Gruppo Musici nel 1990, dopo un primo avvicinamento avvenuto nel 1988, Claude Storri rappresenta una delle colonne portanti della compagine. La sua storia personale incrocia quella collettiva, fatta di trasferte internazionali, evoluzione musicale e vita sociale intensa. Quest’anno, nel 70° anniversario dei Musici, abbiamo raccolto la sua testimonianza.
Quando sei entrato nel Gruppo Musici e perché?
Ho iniziato a frequentare il Gruppo nel 1988, entrando ufficialmente nel 1990. Fui coinvolto e convinto da Eros Ricciarini, una vera leggenda del Gruppo. All’epoca i Musici facevano moltissime trasferte all’estero e, essendo madrelingua francese, li aiutavo spesso con le traduzioni.
Sei un caso quasi unico nella storia del Gruppo: labaro, tamburo e ora chiarina. Come mai tutti questi cambiamenti?
Ho iniziato come labaro, perché ai nuovi veniva affidato quel ruolo mentre imparavano lo strumento. Poi sono diventato tamburino e infine chiarina, soprattutto perché lì c’era più bisogno: i tamburi erano tanti, mentre le trombe spesso mancavano. Se preferisco l’uno o l’altro? Oggi dico la tromba, perché è più difficile e stimolante, ma il tamburo resta un pezzo di me.
Qual è stato il tuo ruolo all’interno del consiglio del Gruppo?
Sono stato consigliere per circa 27 anni. Mi occupavo principalmente dei soci attivi: prendevo le presenze alle prove, seguivo varie mansioni legate alla sede e partecipavo alle riunioni in cui si decideva chi avrebbe preso parte alle Giostre.
Da socio attivo di lunga data, quali sono i ricordi più belli?
Sicuramente le trasferte lunghe, soprattutto all’estero: Ungheria, Francia, Spagna, Germania, Belgio, Inghilterra, Svizzera… Erano occasioni uniche per viaggiare, conoscere nuove realtà e vivere esperienze indimenticabili insieme a persone goliardiche. Questo oggi manca molto.
Credi che questo palinsesto stia stretto ad un Gruppo che fa delle musiche e della loro varietà la sua esistenza?
Sì. Essendo un Gruppo storico, in Giostra dobbiamo suonare brani legati al periodo di riferimento della manifestazione. Il rischio, però, è risultare monotoni e ripetitivi. Sarebbe bello poter variare di più.
Come valuti le uscite del Gruppo, dal punto di vista sociale ed economico?
Dal lato sociale sono fondamentali: ci uniscono, sono momenti di grande divertimento e responsabilità, soprattutto nei confronti dei minorenni. Sul piano economico non portano grandi guadagni, ma restano essenziali per coprire le spese di manutenzione di costumi e strumenti.
Perché oggi non si fanno più trasferte all’estero?
Dopo il Covid le uscite internazionali si sono fermate soprattutto per motivi economici degli organizzatori. Inoltre, essendo un Gruppo musicale storico – e in Italia non esiste un’altra realtà simile per dimensioni – dobbiamo partecipare a manifestazioni coerenti con la nostra natura, altrimenti rischiamo di sembrare fuori contesto.
Come giudichi la vita sociale del Gruppo? Gli spazi per i soci sono adeguati?
Le prove si svolgono nelle palestre e, d’estate, sul prato. La sede è divisa in una parte di rappresentanza e una di spogliatoio. Abbiamo un grande progetto di riqualificazione della sede, che speriamo di concludere. La vita sociale va bene, ma i giovani dovrebbero impegnarsi un po’ di più oltre a divertirsi. Stiamo lavorando per coinvolgerli, e noi “anziani” cerchiamo di accoglierli nelle dinamiche del Gruppo per farli sentire subito parte della famiglia.
I Musici festeggiano quest’anno i 70 anni. Ci sarà qualcosa di speciale a settembre, visto che la lancia sarà dedicata a un musicista?
Top secret! Abbiamo fatto domanda, staremo a vedere…
di Leonardo Gambacorta






