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Dal salto ostacoli al Saracino: intervista a Giacomo Arena, l’uomo che riequilibra i cavalli sportivi

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Romano di nascita, aretino di adozione. Nel 1996Giacomo Arenasi trovava in Germania per un’esperienza di lavoro, in un momento della sua vita in cui stava ancora cercando la propria strada. A cambiare il corso delle cose fu una telefonata della madre: «Giacomo, ho trovato un annuncio che potrebbe interessarti: cercano qualcuno per lavorare con i cavalli in un’azienda agricola».Quella telefonata lo riportò in Italia e segnò l’inizio di un percorsoche, quasi trent’anni dopo, sarebbe diventato la sua professione e la sua vita. È proprio lì che ebbe inizio la sua storia, occupandosi per la prima volta dei cavalli di Michele Paffetti, un’esperienza che gli permise di entrare in un mondo che fino ad allora aveva solo sfiorato e di sviluppare una sensibilità e una competenza che sarebbero cresciute anno dopo anno. Da quel momento iniziòun percorso fatto di lavoro quotidiano, dedizione e apprendimento costante, tra scuderie, allenamenti e la cura attenta degli animali. Da allora sono passati trent’anni e il legame con Arezzo non si è mai interrotto, anzi, si è fatto sempre più forte, trasformandosi in un punto fermo della sua vita personale e professionale.

Giacomo Arena è sposato con Alessia e padre di una splendida bambina di quattro anni, Matilde. Massofisioterapista per cavalli sportivi e libero professionista, collabora inoltre con un’azienda di elettromedicali in ambito veterinario. Giacomo vanta due partecipazioni ai Campionati del Mondo di salto ostacoli, un Europeo di monta americana, tre presenze ai Mondiali dei cavalli giovani, un Europeo e un campionato italiano di endurance, innumerevoli partecipazioni al concorso internazionale di Piazza di Siena, oltre a concorsi internazionali a cinque stelle. Giostra, Palio e manifestazioni storiche in tutta Italia: ovunque ci sia il cavallo e la competizione ai massimi livelli, c’è Giacomo Arena.

Nel suo lavoro, Giostra, Palio e rievocazioni storiche rappresentano più una passione che una professione.

Giacomo, ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro?

Sono un massofisioterapista per cavalli sportivi. Mi occupo della componente muscolare del cavallo, con l’obiettivo di mantenerne o ripristinarne l’equilibrio funzionale. Lavoro in sinergia con proprietari, allenatori, veterinari e tutto lo staff che segue l’atleta equino, entrando a far parte della squadra che ne gestisce la preparazione e il benessere.

Come ti sei avvicinato a questo lavoro?

Tutto nasce come groom. Da ragazzo, spinto dalla curiosità verso il cavallo, ho iniziato a lavorare a stretto contatto con questi animali. Da lì è partito il mio percorso. Dopo diversi anni di esperienza sul campo ho deciso di intraprendere gli studi in massofisioterapia per cavalli a Pisa. Una volta completata la formazione ho iniziato a esercitare questa professione. All’epoca, circa dodici anni fa, in Italia eravamo ancora pochi, all’estero questa figura era già ben strutturata. Oggi invece il settore è cresciuto molto e stanno emergendo diverse professionalità, tra massofisioterapisti e osteopati, che affiancano stabilmente la gestione del cavallo sportivo.

Entriamo nel dettaglio: ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro?

Generalmente vengo contattato dal proprietario del cavallo o dal veterinario. L’intervento si rende necessario in caso di traumi, fasi di recupero post-infortunio o problematiche funzionali. In altri casi mi chiamano quando il cavallo appare meno performante, rigido o meno reattivo. Dopo un confronto con tutto lo staff che lo segue, mi formo un quadro iniziale e intervengo direttamente sull’animale attraverso la valutazione manuale, per individuare le aree di disfunzione e comprenderne l’origine.

Quali possono essere le disfunzioni muscolari del cavallo?

Le disfunzioni muscolari nel cavallo sportivo sono molteplici e possono avere origine diversa. Tra le più comuni troviamo problematiche di tipo metabolico, come le miopatie da sforzo, a queste si aggiungono le problematiche infiammatorie e traumatiche, che possono derivare da microtraumi ripetuti, sovraccarichi o incidenti. In questi casi si osservano rigidità, dolore, riduzione dell’elasticità muscolare e calo della performance.

Molto frequenti sono anche le contratture, gli squilibri miofasciali e la presenza di trigger points, che generano compensazioni posturali e alterazioni del movimento. Nel tempo, queste disfunzioni possono portare ad atrofie localizzate o a ipertono muscolare in alcune catene, mentre altre risultano indebolite.

Il risultato finale è sempre una perdita di armonia funzionale, che si traduce in un cavallo meno efficiente, meno fluido e più soggetto a infortuni.

Non lavoro esclusivamente con le mani, ma utilizzo anche strumentazioni specifiche. Per fare un esempio, in presenza di un infortunio tendineo intervengo maggiormente con ultrasuoni o altre tecnologie. Con le mani mi occupo principalmente della componente muscolare.

Qual è la parte più difficile del tuo lavoro: individuare il problema o l’intervento manuale?

La parte più complessa è interpretare correttamente le informazioni che arrivano da chi lavora quotidianamente con il cavallo e dall’intero team. Una volta individuata la problematica, è fondamentale indicare esercizi e protocolli di lavoro, che siano di natura tendinea, legamentosa o muscolare, da suggerire al proprietario o all’allenatore, al fine di ristabilire un corretto equilibrio muscolo-scheletrico funzionale all’attività sportiva.

Nel mondo dell’equitazione c’è una disciplina sportiva che richiede maggiormente il tuo intervento?

No, non c’è una disciplina prevalente. Il cavallo sportivo, proprio perché atleta, è soggetto a problematiche legate all’attività che svolge. Ogni disciplina ha le proprie specificità: l’endurance presenta determinate criticità, il salto ostacoli altre, la monta americana altre ancora, e così via.

Quali sono i cavalli che ti danno più soddisfazione nel tuo lavoro?

Provengo dal mondo del salto ostacoli, quindi la maggior parte dei miei pazienti arriva da quel contesto. Tuttavia, ogni cavallo, indipendentemente dalla disciplina, mi trasmette e mi insegna qualcosa.

Parliamo della Giostra del Saracino: come ti sei avvicinato a questa realtà?

Ho sempre seguito la Giostra da quando sono arrivato ad Arezzo, circa trent’anni fa. Inizialmente la osservavo da spettatore, non certo con il coinvolgimento che ho oggi. Alcuni anni fa fui contattato dall’allora capitano di Santo Spirito, Marco Geppetti e da lì è iniziato il mio percorso all’interno di questa realtà.

I cavalli sportivi da Giostra quali attenzioni devono avere?

Il cavallo da Giostra viene seguito durante tutto l’anno. Con l’avvicinarsi del Saracino, l’intensità del lavoro aumenta e diventa necessaria anche la mia presenza. Il cavallo percorre 46 metri con un cavaliere in sella che inevitabilmente ne altera l’equilibrio, con ripercussioni sulla muscolatura. È quindi fondamentale intervenire per decontrarre e riequilibrare le aree muscolari maggiormente sollecitate. Quando il cavaliere si prepara alla mira, il cavallo esce temporaneamente dal suo equilibrio naturale e alcune catene muscolari vengono maggiormente sollecitate per compensare questo sbilanciamento. Sono queste le principali criticità che riscontro.

C’è un modo per prevenire questo tipo di problematiche?

I cavalli vengono seguiti e monitorati durante tutto l’anno, non solo da me ma anche dal veterinario e da chiunque sia a contatto con loro. L’allenatore, ad esempio, può notare segnali come una minore spinta, una ridotta mobilità della spalla o una flessione del collo non corretta. Questi sono i primi campanelli d’allarme che permettono di intervenire tempestivamente.

I cavalli da Giostra presentano zone di criticità più evidenti dovute al lavoro svolto?

Da quando ho iniziato a seguire la Giostra, la situazione è molto cambiata. Oggi c’è una grande attenzione verso il benessere del cavallo, quindi direi di no, non esistono criticità specifiche ricorrenti. Possono verificarsi infortuni, come in qualsiasi disciplina sportiva. È chiaro che il lavoro su diagonali comporta un maggiore carico su una parte rispetto all’altra, esattamente come accade nello sport umano. Un nuotatore, ad esempio, può sviluppare problematiche alle spalle, mentre un velocista può avere maggiori sollecitazioni agli arti inferiori. Nel caso dei cavalli da Giostra, non riscontro problematiche uniformi: alcuni possono soffrire maggiormente la sella a livello dorsale, altri presentare tensioni sulle spalle.

Solo Saracino?

No, per fortuna. E dico “per fortuna” perché le rievocazioni storiche mi appassionano molto. Ho avuto l’opportunità di lavorare anche al Palio di Siena, al Palio di Buti, a Ferrara, ad Asti e in molte altre realtà.

Cosa accomuna Arezzo con tutte queste altre realtà storiche?

Ciò che accomuna tutte queste manifestazioni è un percorso di crescita sempre più attento al benessere del cavallo. In ogni realtà, dalla Giostra del Saracino ai Palii e alle altre rievocazioni storiche, si sta assistendo a un’evoluzione importante: maggiore consapevolezza, più controlli, più professionalità e una sensibilità crescente verso la gestione dell’atleta equino.

Ad Arezzo questo processo è particolarmente evidente e strutturato, ma è parte di un movimento più ampio che coinvolge tutte le principali manifestazioni storiche italiane, unite dalla stessa direzione: migliorare costantemente le condizioni di lavoro e la tutela del cavallo.

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