Si dice che la Giostra del Saracino sia ambientata nel Medioevo, tralasciando però che così si indica un periodo all’incirca di 1000 anni e pure il perimetro dell’epoca del libero comune si allunga per due secoli, il che rende necessario individuare più precisamente a quali anni ci rifacciamo quando corriamo giostra.

Precisando che nella secolare tradizione delle Giostre aretine non vigeva una regola sulla sua ambientazione: mentre costante rimaneva l’elemento dello sfarzo e dell’esibizione tipico di tali feste, non conserviamo documentazione di una sua tipicizzazione storiografica.
Grossolanamente possiamo indicare come fino al Sei-Settecento il suo svolgimento fosse su di un piano attualizzato (senza omettere richiami storici), mentre solo successivamente, aderentemente ai mutamenti della società, prevalse il valore più spiccatamente rievocativo.

Stando alla documentazione pervenutaci la prima fonte ove sono peculiarmente richiamati elementi tardo Medievali si trova nell’opera letteraria seicentesca del Catorcio di Anghiari di Federico Nomi in cui l’autore rievoca alcune delle più potenti e blasonate consorterie dell’epoca.

L’esigenza di cementificare l’ambientazione della Giostra è quindi relativamente recente e determinanti furono le riforme degli anni Trenta del secolo scorso, periodo di nascita delle ‘giostre contemporanee’ fortemente influenzate da richiami al neo-medievalismo tardo rinascimentale.

La collocazione storica della Giostra è per ciò un atto convenzionale, una scelta dettata da motivi principalmente culturali soppesanti il connubio tra gli elementi della secolare ‘cattività fiorentina’ e le realtà storiche: tenendo conto del valore esaltativo della civitas aretina intrinseca nella Giostra non potevano che farla ‘risalire’ alla magnificenza del tempo leggendario del libero comune.

Secondo tali parametri, in specie per non sfilacciare il delicato legame di verosimiglianza (anche se di tornei giostreschi ad Arezzo conserviamo documenti fin dal primo Duecento), stante anche che la più antica fonte di giostra ad burattum non retrodata oltre il 1535, la Giostra del Saracino di Arezzo fu trovato equilibrato ambientarla nella prima metà del XIV secolo, più precisamente nel periodo della Signoria Tarlatesca.

Questo è stato rimarcato anche dalla Commissione di verifica storica nel 1986 e poi ripreso nell’addobbo giostresco di piazza Grande nel 1998.

E’ appunto a quest’ultima iniziativa che si deve la consacrazione formale della datazione con l’affissione nella facciata del palazzetto di Fraternita, assieme ad altre insegne ‘istituzionali’, dello scudo ‘personale’ vescovile di Guido Tarlati (d’azzurro caricato con tre mitre), che rappresenterebbero l’unione delle Diocesi di Arezzo, Cortona e Città di Castello che nei fatti circoscrive ad un periodo ben preciso.

Certamente tutti gli allestimenti collaborano ad una immagine coerente, ma questo scudo elide ogni margini interpretativo specificando il periodo non confondibile della Signoria Tarlatesca (1321-1327).
Tale scudo quindi, che ad un primario approccio può sembrare solo didascalico, acquista valore determinante e sostanziale per la datazione di tutta la manifestazione.

Riccardo Pichi

Fonti principali:
R. Felici, L. Berti, L. Borgia: “Una piazza per la Giostra”, estratto da Giostra del Saracino, Annuario e Rassegna Stampa 1997; Arezzo, Comune di Arezzo, Archivio Storico, 1998, vol. I
L. Berti, A. Cirinei, L. Parigi, E. Piccoletti, A. Spadini: “Considerazioni sulla Giostra del Saracino e la storia di Arezzo”, relazione della Commissione di verifica storica, Arezzo, 1986
S. de Fraja: “Il terzo stemma del vescovo Tarlati”, in Notizie di Storia n° 33, Società Storica Aretina, 2015