I poster della Giostra e ‘il Cavaliere di Arezzo’

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Cavaliere bardato di palazzo Albergotti
Cavaliere bardato di palazzo Albergotti

Le origini dei manifesti negli anni Trenta

Tutti noi conosciamo il manifesto che richiama alla Giostra del Saracino due volte l’anno, pochi forse si saranno però soffermati a comprenderne il significato e decifrarne le forme, ma partiamo dal principio…

Del 1931 conserviamo un opuscolo ove campeggia il cavaliere bardato di palazzo Albergotti, questo erroneamente era stato indicato, anche per meri fini propagandistici, da alcuni addetti ai lavori dell’epoca come uno degli emblemi della città di Arezzo.

In realtà esso non è mai stato un simbolo cittadino, ma solo una effige appartenente alla famiglia Albergotti.

Lo si evince, oltre che dall’essere posto in uno dei palazzi posseduti dalla nobile e potente famiglia aretina, dalla blasonatura a ‘striature’ e dalla forma della Croce posta a cimiero tipicamente distinguenti suddetta consorteria. Il cavaliere è affiancato sulla destra da un Angelo e sulla sinistra in basso da un leone a richiamo alla fazione Guelfa a cui apparteneva (la lancia non va ‘contro’ o a ‘minaccia’ del leone, ma è posta in posizione ben più alta n.d.r.).

(Immagini opuscolo tratta da: Arezzo 1931 – La rinascita del Saracino, S. Crestini, 2013, p. 67; il bassorilievo presente nel Palazzo Albergotti; emblema famiglia Albergotti.)

Mentre nel 1932 e 1933 venne realizzato un manifesto, su disegno di Luigi Serboli, con sfondo bianco e stilizzate in rosso la torre comunale affiancata da altre due imbandierate con in basso un cavaliere con lancia in resta (l’unico esemplare ancora esistente arricchisce la sede di Porta Crucifera). Una sua riproduzione in omaggio a quegli esordi fu utilizzata per la 100′ edizione delle Giostre ‘moderne’ tenutasi il 9 settembre 2000 (come se il destino avesse voluto premiare la costanza nel conservarlo vide trionfare i rosso-verdi, che conservano gelosamente una copia anche di questo nelle stanze di Palazzo Alberti).

(immagini tratte da: Saluti dalla Giostra!, R. Parnetti, ed. Vasari, 2011)

Il poster tutt’ora in uso con cavaliere aretino ammantato dalle cromature araldiche aretine bianco e nero su cavallo morello, con lancia portante il vessillo con l’insegna di Arezzo che ispira anche il cimiero lo si deve alla matita di Vittorio Novarese e risalirebbe al 1934; la sua introduzione sarebbe da collegare con il rinnovo dei costumi su disegni di Luigi Sapelli in arte Caramba (lo stesso Novarese realizzerà i bozzetti per quelli del 1956).
Dal 2004 si è aggiunta per le Giostre serali la variante con lo sfondo blu notturno salutato da una Luna nel massimo del suo splendore (la prima edizione con questa modifica se la aggiudicò Porta Sant’Andrea).

(da sinsitra: locandina del 1934 tratta da: Saluti… op. cit.; poster tratto http://www.comune.arezzo.it/ufficio-stampa/archivio-comunicati/2017/comunicati-stampa/in-occasione-della-fiera-antiquaria-l2019associazione-signa-arretii-apre-le-porte-ai-visitatori; locandina ove è esplicitato l’intero programma, non precisa prima datazione, imm. tratta da internet)

Nel 1939, probabilmente di nuovo opera di Luigi Serboli, si ebbe una variante con un poster nuovamente richiamate la città medievale turrita ma, come di moda all’epoca, in stile futuristico, modalità che si ritrova già nel manifesto del 1937 per le Fiere Aretine.
Non è però dato sapere se fu aggiunto al consueto manifesto (quello di Noverese) oppure gli unici prodotti e dovrebbe essere stata la sola variante dal 1934 ad oggi.

(da sinistra: immagine tratta da La Camera di Commercio di Arezzo 1862-2012, L. Armandi, ed. Firenze, 2011; 2′ e 3′ immagini tratta da Saluti dalla Giostra! op. cit.)

Il poster di Novarese: la variazione dei colori e la sua narrazione

Il cavaliere aretino che campaggia sul poster festeggerebbe quindi le 85 candeline e più di 130 edizioni, confrontandolo però nel corso del tempo salta subito agli occhi che i colori delle sue vesti sono mutati: il manto del destriero sembra a volte tendere più al baio e persino lo squillante bianco del vessillo appare aver preso la strada del… terra di Siena, facendolo divenire un… quasi Arlecchino.

(in alto; locandine 1958, 1960, 2000, imm tratte da: Saluti… op.cit.; sotto: locandine attuali: imm. tratte da www.giostradelsaracinoarezzo.it)

Tutti sappiamo che l’emblema comunale è: “d’argento, al cavallo inalberato di nero, volto a sinistra” (in araldica la destra e la sinistra sono invertite, il bianco rappresenta l’argento e il giallo l’oro), cromature che correttamente erano state utilizzate da Novarese, mentre l’attuale ‘accozzaglia’ non trova giustificabile e depaupera di significato il poster.

Di queste ‘modifiche’, che si riportano agli anni dopo la guerra, non sappiamo il perchè furono apportate. Si deve escludere l’ipotesi che possano richiamare i colori dei Quartieri, inserimento che comunque sarebbe stato pleonastico e svilente del valore intrinseco del ‘cavaliere aretino’ che invece ne è l’unione: la somma dei Quartieri e i loro popoli uniti sono Arezzo. Non potrebbe essere diversamente, l’unione delle insegne dei Quartieri non può essere un purpurrì di forme e sfumature (non è matematica, ma araldica ed icone), la loro amalgama è per natura l’emblema di Arezzo.

A ciò si deve aggiungere il valore narrativo e storico di cui quel cavaliere è portatore perché: se pur vero che nei secoli passati le giostre erano corse da cavalieri singolarmente, era ed è ancora la Giostra in sé ad assumere valore rappresentativo ed identitario aretino.

La Giostra è iconografia non solo della magnificenza della civiltà aretina, ma anche dell’indole guerriera e coraggiosa della città attraverso la cultura cavalleresca incarnata nei suoi Paladini. Multiforme e plurivalente metafora che ben si ritrova nella letteratura che accompagna Buratto Re delle Indie nei secoli:

dalle disfide cantate dall’Araldo e riprodotta nel cartello per la Giostra del 1605 corsa a Pisa:

Buratto potentissimo, tremendo, orribilissimo mio Re Indiano, la cui vetusta superba origine dagli immortali Dei, Luna, e Sole dipende, doppo aver debellato popoli, soggettatto Regni, resosi tributari gl’Imperi. Avendo nondimeno avuto per lunghissimo tempo, fiera, e sanguinosa Tenzone con l’innespugnabil popoli dell’antichissima gloriosa Città di Aritia. …”

“… Siche doppo haver trascorso innumerabili Provincie combatutto, e vinto non finte, e simulate Guerre; ma in perigliosi, e sanguinosi abbattimenti, arrivai nella famosa, e florida regione della bella Italia; Ove subito sentito rimbombar la fama dellinvincibil valore del Regno dei Toschi, per il primo incontro mi si rappresentò fieramente innanzi, la bellicosa Città chiamata Aretia, oggi Arezzo, che già fu eretta, e fondata da Aretia istessa moglie di Iano. La onde io, ansio di immortalità tentai di far prova ancora, se il valore di quelli abitanti al risonante grido di lor bravura, corrispondesse. Ma havendoli trovati arditi, e forti, fui forzato quivi guerreggiar lungo tempo. E provatili inespugnabili, volentieri hò con essi gradito sospension d’Armi …”

dal cartello per la giostra del 1674:

... A’ VALOROSI CAVALIERI D’AREZIA…

… con grata violenza mi sforza in questa calda stagione a ricalcar di nuovo questo memorabile Arringo”

Evidentemente si riferisce al campo da Giostra aretino.

“… ma qui volentieri aspetterò l’incontro delle vostre poderose lance, o Generosi Cavalieri d’Arezia …”

al paragone dell’insegna aretina del cavallo inalberato con il carattere ardito e fiero con il più leggendario dei destrieri:

nel vostro cuore ho sempre sperimentato annidarsi l’ardire; come quelli, che traente l’origine da quel bellicoso Cavallo, che nell’imprese di Guerra non ha ceduto al Bucefalo d’Alessandro. …”.

egualmente collegiali ai Cavalieri aretini, sua interfaccia della città e della sua storia, sono i riferimenti che muove Buratto nel 1677, dal cartello:

BVRATTO RE DELL’INDIE A CAVALIERI D’AREZIA

Che vanti sono questi, o Cavalieri d’Arezia?credei ben sì, giusta il costume de generosi vostr’Avi,Questi son dunque, ò già famosi Guerrieri, i singolari trionfi, che si orgogliosi vantate?Brevi saranno vostre baldanze …. vostr’arroganza distrutta. … a vostri amati Guerrieri. …”

al paragone dell’insegna aretina del cavallo inalberato con il carattere ardito e fiero che ne faceva Buratto già 345 anni or sono con il più leggendario dei destrieri:

nel vostro cuore ho sempre sperimentato annidarsi l’ardire; come quelli, che traente l’origine da quel bellicoso Cavallo, che nell’imprese di Guerra non ha ceduto al Bucefalo d’Alessandro. …”.

Magari Novarese davvero voleva lasciar immaginare, come si addice ai più indomiti, che il nostro cavallo nero inalberato accettasse di farsi cavalcare solo dal leggendario cavaliere aretino, fremente di gloria nel rinnovarsi della battaglia contro il terribile Re delle Indie.

Questo poster ci riporta e racchiude il tempo del libero Stato di Arezzo medievale, le ribellioni dal giogo fiorentino e la storia della nostra città, sarebbe quindi auspicabile che si potesse ‘ripulire’ i suoi colori riportandoli all’originale correttezza ed ossequio all’emblema aretino.

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Oltre alle immagini citate una importante storiografia delle locandine, manifesti, opuscoli, francobolli e altro la si trova pubblicata in Saluti dalla Giostra, 2011, ed G. Vasari, 2011, R. Parnetti. Inoltre molte locandine sono visibili presso la sede dell’Ass. Signa Aretii di via Bicchiaraia n. 30
I dettagli sul bassorilievo con il cavaliere di famiglia Albergotti sono dovuti a colloqui con il Prof. Luigi Borgia

Il fine di questi articoli è sempre e solo la divulgazione della cultura giostresca e una sempre maggiore attinenza e veridicità nella speranza di dare un contributo alla manifestazione e informazioni. Le notizie qui riportate sono liberamente riprese dalla documentazione in possesso: in caso di errori, mancanze, aggiunte o quant’altro è benvenuto qualsivoglia altro contributo o correzione.