martedì, Ottobre 13, 2026
HomeCuriositàLe insegne aretine, tra storia e Giostra: il sigillo e il cavallo...

Le insegne aretine, tra storia e Giostra: il sigillo e il cavallo inalberato

0
5140

Dal medievale sigillo aretino delmilitesalle insegne medievali della città di Arezzo fino ai vessilli della Giostra

Premessa

Gliemblemi cittadinisono argomento cheappassiona e divide gli storici da secolie a cui non mancano leggende o tradizioni più o meno suffragate da documentazioni.

Sfortunatamente nel sacco da parte di masnade mercenarie del1384Arezzoperseper semprein un incendioil suoarchivio comunale, fatto che rende per tanti argomenti lericostruzioni dell’epoca d’oro medievale aretina frammentarie, compreso gliemblemi civici.
Inoltre l’epoca comunaleabbraccia un periodo di quasitre secoliparticolarmente complessi, mentre lacodificazione araldica si attesta alla fine del XII secolo,quindi dell’evoluzione degli emblemi civici“che noi conosciamo oggi sono perlopiù il risultato finale … di un fenomeno molto più aggrovigliato o l’esito di una selezione”.(V. Favini, A. Savorelli, vedi note,p. 57).
Infine si deve tenere conto che, in un tempo diforte analfabetismoeffigi, disegni, stemmi o di quant’altra immaginesi dotavano per i disparati comparti e per svariate modalità, ciò rende facile, e non poche volte succede,di confroderli.

N.B.: in araldica si descrive uno stemma guardandolo da dietro, come uno scudo indossato, la destra e la sinistra quindi sono invertite rispetto alla vista frontale. Per facilitare la letturaverranno indicate a vista frontale, tranne quando verrà utilizzata la blasonatura corretta.

Fonti:
le analisi formulate dal Prof. Luigi Borgia A.I.H. in “Araldica civica dell’aretino nei costumi originali degli sbandieratori”,inLe bandiere: gli aquiloni del cuore – Gli Sbandieratori di Arezzo, 50 anni di storia,Associazione Sbandieratori di Arezzo, Arezzo, 2010; e daI privilegi araldici del Quartiere di Porta Crucifera della città di Arezzo,Quartiere di Porta Crucifera, Arezzo, 2019;
a cui si aggiungono notizie tratte da: V. Favini, A. Savorelli, Segni di Toscana identità e territorio attraverso l’araldica dei comuni: storia ed invenzione grafica (secoli XIII-XVII), Le lettere, Firenze, 2006;
le informazioni sul ‘terzo stemma’ del cenotafio del Vescovo Tarlati da: S. De Fraja,Il terzo stemma del Vescovo Tarlati, da Notizie di Storia – Società Storica Aretina, n° 33, Giugno 2015

Quanto riportato è scritto per sola passione e amatorialmente, se saranno riscontrati errori, mancanze o se qualcuno vorrà integrare saranno ben accetti tutti i contributi.

———-

Il SIGILLO ARETINO E IL MANIFESTO DELLA GIOSTRA

Possiamo fin da subito trovare unafelice assonanzetral’immagine del cavaliereche campeggianel poster della Giostrae unantichissimo sigillo comunaledi cui conserviamo la descrizione trascritta nelRegistro vecchiodatato1250conservato presso la biblioteca di Cortona:

“…sigillo comunis Aretii …est unos homo eques in uno equo…”

ed era accompagnata dalla frase:

“Aretii dignum vos urbis noscite signum”.

Secondo questa descrizioneilsigillo,antico di almenootto secoli, era uncavaliere a cavallo, unmilitesequestre, propriocome l’immagine del poster della Giostra.

Manifesto della Giostra, 1932 [imm. tratta da: R. Parnetti,Saluti dalla Giostra!, Arezzo, 2011]

———-

IL CAVALLINO INALBERATO ARGENTO E NERO

simbolo di Arezzo e di libertà

“D‘argento, al cavallo inalberato di nero, volto a sinistra”

(in araldica l’argento si blasona bianco e l’oro in giallo)

Saranno le istituzioni aretine che ufficializzeranno il cavallo volto a destra (vista frontale) con il R.D. 9 luglio 1931.

Sfortunatamente non sappiamo il momento in cui divenne insegna civica, ma le analisi comparate indicherebbero alXIII secolo.Infatti nel1059conl’investitura imperiale a Conte sommataalla caricavescovilefu segnata laprima tappaverso il ricostituirsi dell’autonomia territoriale aretina, il primoConsoleè attestato nel1098che successivamente diverràorgano podestariletrovando continuità duranteil Duecentoe a cui si alterneranno periodi diSignorie.

E’ alla fine delXII secoloche leistituzioni comunaliriuscirono ad affermare la lorosupremazia e giurisdizionesulle potentiistituzioni vescovile-ecclesialieconquistare castelli e le città del contadoraggiungendo un territorio paragonabile all’attuale Provincia. Da ciò sarebbenata l’esigenzadi dotarsi di un emblemaidentificantela nuova‘Città-Stato’differenziandolo dalle insegne del Comune.

Nel Medioevo

Perché argento e nero, originali o mutati?

Tenendo fermala possibilità che l’argento/nero siano gli originali, latradizione vorrebbeche in principio fosse d’argento su campo rossoorosso su campo argentoe che nel1313, per lutto della morte dell’Imperatore Arrigo VII, gli fossero staticangiati il colore in morello(il manto nero nei cavalli) e ilcampo in argento. Altri invece annotano solo una inversione.

Queste teorie perònon sonosupportate danessun documento coevo, né scritto né illustrato, masorte in più varianti solo nei secoli successivi(dal XVI secolo in poi).Ciò porta più autori ad annoverarle come “…invenzione della tradizione…credulitàestranee al minimo senso storico-critico, che getta luce sulla dimensione ancoradilettantesca e provincialedegli studi di araldica e simbologia in Italia”*

Due esempi a seconda della teoria sostenuta presumibilmente databili XV-XVI e XVIII sec. [Imm. tratte da: httpswww.heraldry-wiki.comheraldrywikiindex.phpArezzo e Manoscritto 22 BCA]

Altre ipotesipiù aderentialla casistica dell’epocaprospetterebbero che,mutamento o meno,tali colori siano dovutiper meglio differenziarsida altre città (o dagli stessi emblemi dellapars populie del Comune). Glistemmi, più che l’estetica,servivano per distinguersinella ‘bolgia’ delle battaglie (vessilli dei carrocci o simili) e non solo; infatti l’abbinamentobianco-argento(o giallo-oro)/ rossoera ampiamentepredominantenell’araldica civica dei liberi comunifin dallametà del XI secolo.*

Inoltre ilnero, seppur non particolarmente diffuso, era ed èparte di numerosi stemmi;tutto ciò serva quanto meno atroncare un automatismotranero e lutto.*
* V. Favini, A. Savorelli, op cit

All’uopo si ricordi chepure Papa Benedetto XI(1240-1304, pontefice 1303-1304) nonchéSienaeFerraraavevano ed hannoemblemiargento/neroeneanche per loro sono conosciute le ragioni. ASiena, la cuibalzanasi attesterebbe allametà del XIII sec., il Terzo di Città (luogo del primo nucleo comunale e del governo pre-comunale) aveva uno stemma crociato bianco-rosso, ciò ha fatto ipotizzare che la scelta di tali colori potesse derivare anche dall’esigenza di distinguervisi;* speculazione che potrebbe valere pure per Arezzo.*(V. Favini, A. Savorelli, op cit)
Siaggiungaanche ilcaso aretino del ‘terzo’ stemma tarlatescoscolpito nel cenotafio del Vescovo Guido Tarlati e riprodotto nelleCronichedel Villani, questo ‘carica’ due leoni d’oro-gialli di spalle l’uno all’altro con al centro una mitra vescovile, il tuttosu campo(sfondo), appunto,nero.

Impresa di guerra, animale totemico o stemma?

Che il cavallo fosse un simbolo aretino nel Medioevo èampiamente comprovato, ma le lacune documentaria hanno ‘permesso’ di costruire …leggende… che spaziano da una sua concessione addirittura altempo dei romanie altri che lo vorrebberoinsegna civicasolo dalXVI secolo, annoverandolo precedentemente alla stregua di unaimpresa di guerra.

Standoinvece ai documenti,numerosi sono i letterati che lo riportano già tra il Due e il Trecento:

da unSirventesedi Fazio degli Uberti del1335

“Vedrai menar la stragghia

alcavallo sfrenato

più anni ammantellato … “;

da scritto del lucchese Pietro Faitinelli vissuto tra la fine del Duecento e il Trecento:

“… Mugghiando va il Leon per la foresta,

ed ha secoil Caval, ch’è disfrenato… “;

da Antonio Pucci, autore trecentesco fiorentino:

“Il veltro e l’orsa e ‘lcavallo sfrenato

han fatto parentado col lione

la volpe, il toro e ‘l grifone …”.

Questi testisembrerebberoavvalorare la tesi dianimale totemico, ma acontrariolaspecificadellacaratteristica positura, coerente in tutti e tre i testi e presente solo per l’animale aretino,confermerebbeunagià avvenuta blasonatura e di conseguenza l’essere unostemma a tutti gli effetti(evidentemente tanto precedentemente da essere già ben rinomata).

Ovviamente essendo comunque ‘l’unico’ animale rappresentativo della città ‘necessariamente’ veniva abbinato agli animali iconici delle altre città ed inoltrenulla quaestiocon la tesi in incipit se il cavallo fosse prima, anche, stato l’animale totemico cittadino e poi passato come insegna a ‘tutti gli effetti’.

Immagine presente nel pavimento del Duomo di Siena datata tardo Trecento in cui vorrebbero essere riprodotti gli animali totemici delle città al tempo dellaTuscia. In alto il cavallo di Arezzo.

Lo conferma anche l’essere inserito in monete e sigilli nella tipica blasonatura, certificandone una già ‘natura istituzionalizzata’

Al centro il Santo Donato, a sinistra l’insegna crociata e a destra stemma con cavallo inalberato [imm. tratta da“Le bandiere… op cit]

Dopo il Medioevo(dal 1384 Arezzo è sotto egida fiorentina)

Volto a destra o a sinistra?

Come visto oggi il cavallo è volto a destra anche se, come nella moneta appena riprodotta e in altre fonti convergenti,l’originalefossevolto a sinistra; lo si dedurrebbe anche perché da‘parte aretina’per secoli èstato così posto, mentre‘per parte fiorentina’(il motivo è sconosciuto) era spessovoltato a parte opposta.

Si aggiunga pure che laregola araldicavorrebbe glianimali voltati a sinistra, con ciò costituendo il cavallo in parte opposta una eccezione senza documentata motivazione.

Due immagini con il cavallo nella doppia posizione.A sinistra lo stemma Seicentesco presente nelle Cappelle medicee a Firenze; a destra da fonte aretina Settecentesca [imm. tratta da: Le bandiere…op. cit.]

armoriale con le insegne di varie città toscane ove di sette animali solo il cavallo aretino guarda a destra [imm. tratta da  V. Favini, A. Savorelli, op cit]

Semprevolto a sinistra(si ricordi: a vista frontale) è riprodotto ancora nelXVI secolonellevetrate del Duomo di Arezzoeseguite da Guglielmo di Marcillatterminate nel 1524,nel basamento dellastatua di Ferdinando Idel1594realizzata su bozzetto del Gianbologna (per entrambe vedi sotto) e nellecopertinedegliStatuti aretinidel1539e1580.
Lacoerenzain queste importanti opere, nonché la loro ‘ufficialità‘, ancora a duecento anni dalla presa della città da parte fiorentina lascerebbe pochi dubbi sulla corretta positura.

i frontespizi degli Statuti aretini del 1539 (a sinistra) e 1580 (a destra, vedasi in basso a destra)

Ciò nonostante la contrastante doppia raffigurazione seguiterà per i restanti secoli nell’araldica privata o pubblica e non impedì che neglianni Venti del secolo scorsoalcuni tra i più eminenti storici aretini dall’‘invaghirsi’dell’immaginevolta a destra,costituendovi lanarrazionedi un cavallo cherifugge dall’essere domato(i cavalli si montano dal lato sinistro) rispecchiante il carattere della città.

Anche quest’ultima ‘teoria’ perònon hanessunabase documentaria e tanto meno trova riscontro in araldica,anzi è incontrasto con entrambe; ciò nonostantesi diffusefino acondizionarne l’ufficialità(non l’unica causa) della sua attuale positura verso destra che avverrà conRegio Decreto nel 1931.

A conferma della scarsa attenzione alle regole araldiche, anche l’arme con laChimera del Quartiere di Porta del Foro, disegnato per uno dei costumi da vessillifero comunale nel1930, èrivolta a destra.

Da stemma civico a simbolo di libertà

Ancora agli inizi del XX sec. anche gli storici più composti ne rimarcavano l’iconografiaper antonomasiadella ricercata libertà cittadina, le cui basi non sono solo dovute alla sua effige, ma nascerebbero a seguito dei fatti dellaribellione del 1502:

dalcronistaRondinelliapprendiamo che:” … un Cavallo, che è l’insegna della Città … ”eraposto sopra la porta cittadina di Santo Spiritoe da unRaccontodi ArcangeloVisdominisappiamo che il18 giugno gli aretini presero la Fortezza(che ospitava il contingente militare fiorentino)sostituendo“l’arma”della Repubblica fiorentina con il“cavallo nero”.

Due testimonianze chiarissime e coerenti significanti che nei primissimi anni delXVI secoloil cavallo era sicuramente, ancora,una insegnanon solo formalmente, ma anchericonosciuta e radicata nel popolo,come ben si evince dal gesto eclatante e simbolico riportato dal Vidismondi.

Ma ciò che importa davvero e che supera anche eventuali imprecisioni, è che ilcavallo sfrenato-inalberato sia dasecoli sentito e percepito dagli aretinisinceramente comeicona e simbolo della millenaria storia della città(L. Borgia,Araldica civica…)

© Riproduzione riservata

error: