E’ una serata di Dicembre, l’8 per la precisione, l’ultima Giostra è stata corsa 98 giorni fa, la prossima edizione sarà fra 193, ma gli aretini hanno voglia di parlare e discutere di Saracino. Lo dimostrano gli oltre 300 presenti per il Gran Galà che l’associazione Correr Giostra ha organizzato presso un circolo artistico strapieno di quartieristi ed addetti ai lavori che aspettavano curiosamente di conoscere il format ed i vincitori di questa prima edizione.

La cronaca della serata racconta della presenza di dirigenze e giostratori al gran completo, a cui fanno seguito ovviamente le schiere di quartieristi e sostenitori che già dalle ore 21 iniziano ad occupare i 190 posti a sedere presenti in sala, i più ritardatari dovranno accontentarsi di un posto in piedi. La conduzione della serata è affidata a Paolo Nocentini e Peter Peruzzi che entrano sul palco dopo un esibizione da brivido di “Terra d’Arezzo” suonata al pianoforte dal giovanissimo Leone Cocci. Per prima cosa viene presentata la giuria che ha scelto i vincitori, composta da: Sonia Fardelli (Corriere di Arezzo), Andrea Lanzi (commentatore Teletruria ed ex capitano di Porta Sant’Andrea), Federico D’Ascoli (La Nazione), Giorgio Marmorini (commentatore Teletruria ed ex Rettore di Porta Crucifera), Enrico Giusti (ex giostratore di Porta del Foro), Dario Tamarindi (ex capitano di Porta del Foro), assente per un indisposizione dell’ultimo minuto Stefano Cherici detto Bricceca (ex giostratore di Porta Sant’Andrea).

Il format è semplice ed efficace, per ogni premio vengono proiettati dei video in stile “notte degli oscar” dove scorrono le immagini dei protagonisti in gara; a seguito della lettura del vincitore la giuria espone la motivazione del premio ed in seguito viene creato un dibattito per sviscerare i particolari che hanno portato alla decisione menzionando anche coloro che, pur non vincendo, si sono contraddistinti arrivando sul podio. Quello che si nota durante tutta la serata è la grandissima attenzione con cui il pubblico segue le spiegazioni dei giurati riguardo l’assegnazione dei premi. Il mondo della giostra è composto da tante persone che vivono per essa tutto l’anno, che hanno bisogno di essere stimolate anche con annotazioni e dettagli tecnici che fino a poco tempo fa interessavano quasi esclusivamente i giostratori e le scuderie. Adesso i quartieristi iniziano a comprendere che di casuale nella carriera di un giostratore non c’è niente, che ogni movimento, ogni correzione, ogni piccolo dettaglio viene preparato in maniera maniacale durante un intero anno di lavoro, dunque, le occasioni di poter ascoltare degli esperti che analizzano a fondo i dettagli e le minuzie della nostra manifestazione sono sempre più seguite.

Chi scrive si augura che serate come questa siano la molla che faccia scattare un nuovo slancio culturale della manifestazione che, dopo essersi ingrandita enormemente dagli inizi degli anni duemila con i quartieri che sono diventati punto di aggregazione per migliaia di persone, adesso forse avrebbe bisogno di un ulteriore “step” qualitativo che può e deve partire da una riscoperta classica ed autentica della manifestazione in tutti i suoi dettagli, tecnici e storici, per evitare la pericolosa deriva che i quartieri diventino esclusivamente le “discoteche estive” degli aretini.

Come sottolineato anche dal direttore di Teletruria Luca Caneschi nel suo intervento, “gli aretini hanno voglia di Giostra”, sono interessati a tutti gli aspetti della manifestazione e premiano (in termini di presenza ed ascolti) chi riesce a garantire un servizio di qualità, coinvolgendo esperti, addetti ai lavori e vecchie glorie.

Speriamo che questa nuova strada sia seguita sempre più dalle nuove generazioni, in modo da riuscire a riportare in uso una tradizione che negli anni si è un po’ persa a favore dei “divertimenti” e delle “serate”: il parlare di Giostra, l’esserne curiosi e tramandarne gli aneddoti e le tradizioni. I presenti di Domenica sera hanno sicuramente capito ed interpretato questa nuova aria che sta attraversando la città, starà soprattutto a loro, ognuno nel proprio quartiere, riuscire a far convergere la legittima voglia di divertimento, con l’altrettanto legittimo rispetto delle tradizioni e della storia che la nostra manifestazione merita.

Leonardo Maccioni