Entriamo nel vivo del pre-giostra insieme al Rettore del Quartiere di Porta Santo Spirito Giacomo Magi, per conoscere da vicino le emozioni, le responsabilità e il lavoro che accompagnano questi giorni antecedenti alla sfida in Piazza Grande.
Dopo un’attesa così lunga e tanta voglia di tornare in piazza, finalmente ci siamo. Quali sono le sensazioni che la accompagnano verso la giostra di settembre?
Le sensazioni sono le stesse che hanno preceduto la Giostra di giugno, anche se, ovviamente, mi attendo un esito diverso.I giostratori hanno proseguito nella preparazione e le sensazioni sono estremamente positive.
Quali sono le sue aspettative personali e quelle del quartiere in vista della 150esima edizione della Giostra del Saracino, un evento ancora più speciale visto che l’anno si concluderà con i festeggiamenti di un secolo di storia?
Nessuna aspettativa personale; ragiono unicamente in una prospettiva di quartiere, augurandomi di tornare alla vittoria in modo da celebrare adeguatamente il nostro secolo di storia.
Sappiamo che il ruolo del rettore non sia affatto semplice. Come si prepara ad affrontare una settimana così tesa e colma di eventi, sfide e responsabilità?
Si affronta grazie alla condivisione del lavoro con i consiglieri e con in tanti quartieristi che in questi giorni, e durante tutto l’anno, decidono di dedicare tempo ed energie alla crescita del nostro sodalizio.Non ho mai creduto agli ‘uomini soli al comando’: da quando sono Rettore, credo ancor di più che, senza una squadra adeguata e pronta a lavorare in sinergia, non si riesca a gestire tutte le variegate attività che riguardano un quartiere.
Le sue priorità nel momento in cui settembre si fa sentire sono incessanti, ma qual è il trucco per saperle gestire e riuscire a seguire tutto il quartiere in maniera perfetta?
In parte ho già risposto: ho la fortuna di avere dei consiglieri preparati, ognuno dei quali svolge il proprio compito in piena autonomia decisionale ed organizzativa. Così facendo, il mio ruolo è unicamente quello di confronto e sintesi.
C’è mai stato, prima di ricoprire effettivamente questo ruolo, un momento in cui ha pensato che diventare rettore fosse un sogno per lei?
La mia elezione è stata il compimento di un percorso lungo, non scontato e frutto del lavoro degli anni in cui ho svolto il ruolo di consigliere e vice rettore. Quindi, per rispondere alla domanda, no, non mi ero mai prefigurato in questo ruolo. Se devo essere sincero, da bambino sognavo di diventare tamburino.
di Vittoria Nocentini
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